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Quanto costa assumere un dipendente?

Quanto costa assumere un dipendente?

Ti starai chiedendo se vale la pena assumere un dipendente. Scopri quanto costa in media assumere qualcuno!

Premessa

Gestire una piccola impresa italiana può essere faticoso. Assumere un dipendente può ridurre notevolmente il carico di lavoro ma, naturalmente, farà aumentare i costi. Ecco perché è importante sapere esattamente quanto costa assumere un dipendente in Italia.

In questo articolo cercheremo di scoprire quali sono i costi da prendere in considerazione prima di assumere un dipendente, quali leggi e regolamenti si devono conoscere e quali sono i costi generali da considerare, quali sono gli incentivi disponibili e quali sono i salari medi e la formazione che è necessario fornire al dipendente.

Iniziamo il nostro viaggio alla scoperta dei costi di assunzione!

Quanto costa assumere un dipendente in Italia

Cosa si deve sapere prima di assumere un dipendente

L’inserimento di un collaboratore in azienda è sempre un momento particolarmente delicato. Dopo aver individuato la giusta persona per il ruolo da ricoprire è necessario, poi, pensare al suo inquadramento amministrativo e previdenziale. La prima cosa che il datore di lavoro dovrebbe fare è farsi consegnare dal futuro lavoratore una serie di documenti per poter comprendere se eventualmente potrà beneficiare di qualche incentivo nazionale o regionale. Consigliamo quindi di verificare, oltre al curriculum, anche un documento di identità e il C2 storico. Quest’ultimo documento è rilasciato dal centro per l’impiego e riepiloga tutte le attività lavorative svolte dal candidato. 

Costi indiretti per assumere personale

Assumere un lavoratore, oltre al costo relativo alla stipendio, comporta anche dei costi di tipo indiretto tra questi possiamo considerarne quelli più ricorrenti: 

  • Ricerca e selezione del personale: se la tua azienda non riesce a trovare il giusto candidato, potrà eventualmente optare per delegare queste attività ad agenzie specializzate. In tale circostanza l’agenzia per il lavoro chiederà un corrispettivo molto variabile in funzione delle caratteristiche ricercate nel candidato. Mediamente i costi di ricerca e selezione del personale sono circa il 20% della retribuzione lorda annua del candidato. Quindi se la tua azienda cerca un addetto al marketing e la RAL (retribuzione annua lorda) è di € 25.000, i costi di ricerca e selezione possono arrivare a 5 mila euro.   
  • Costi Sicurezza sul lavoro: dopo aver individuato il giusto candidato è necessario verificare gli obblighi aziendali in materia di salute e sicurezza sul lavoro (D.Lgs. 81/2008). Questa norma impone al datore di lavoro una serie di adempimenti tra cui: formazione del lavoratore, sorveglianza sanitaria, fornitura dispositivi di protezione individuale, installazione presidi di soccorso ed emergenza. Se l’azienda consta di un solo lavoratore i costi inziali di sicurezza sul lavoro possono variare tra le € 500 e i 2000 euro. 
  • Formazione e inserimento in azienda: in base all’esperienza del candidato assunto potrebbe essere necessario un periodo di affiancamento prima che il lavoratore possa diventare autonomo. In alcuni rapporti di lavoro, come l’apprendistato, la formazione è parte integrante e sostanziale del contratto di lavoro. Gli eventuali costi di formazione professionalizzate anche costi molto variabili in base all’area geografica e al tipo di formazione da impartire. Per annullare o comunque contenere i costi di formazione è possibile sfruttare i fondi interprofessionali. 

Costi diretti per assumere personale

Per costi diretti consideriamo la retribuzione da erogare al lavoratore, i contributi previdenziali e assistenziali, le assicurazioni obbligatorie ed ogni altro elemento di costo previsto dalla legge o dal contratto collettivo. Premettiamo che retribuzioni e contribuzione sono molto variabili in funzione del settore di attività aziendale, della localizzazione geografica e dei requisiti del lavoratore da assumere. 

La retribuzione 

Il trattamento economico che spetta ad un lavoratore non è rimesso alla libera scelta del datore di lavoro. In primo luogo, va evidenziato che, la nostra costituzione prevede che al lavoratore sia garantita una retribuzione proporzionata alla qualità (contenuto professionale della prestazione richiesta) e alla quantità (durata giornaliera/settimanale/mensile della prestazione richiesta). Tale previsione costituzionale non ha però indicato quali siano i parametri per quantificare, economicamente, quanto sopra. Per colmare il vuoto normativo negli anni si sono susseguite numerose elaborazioni giurisprudenziali che hanno in qualche modo definito i parametri di riferimento. E’ possibile affermare, alla luce di quanto sopra, che la retribuzione minima è quella definita dai contratti collettivi nazionali (CCNL) stipulati dalle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative. Quindi al lavoratore dovrà essere attribuito un trattamento economico almeno pari a quanto previsto dal contratto collettivo applicabile al datore di lavoro.  Ovviamente i trattamenti di miglior favore (retribuzione superiore ai minimi salariali) sono sempre ammessi. Scopo del presente contenuto è comunque quello di offrire degli spunti numerici e quindi, di seguito si riportano alcuni esempi. 

Negli esempi di cui sopra è indicato il minimo retributivo (vigente a 03/2023) per un lavoratore a tempo pieno. Gli importi sono al lordo delle ritenute previdenziali e fiscali. 

I contributi previdenziali INPS

Identificato il minimo di retribuzione, in funzione del settore di appartenenza e delle mansioni a cui adibire il lavoratore, è necessario, per la corretta determinazione del costo del lavoro, considerare l’ammontare dei contributi previdenziali e assistenziali da versare all’INPS. 

Il finanziamento degli oneri di previdenza e assistenza avviene applicando e versando una percentuale calcolata sulla retribuzione lorda del lavoratore. La determinazione dell’aliquota è rimessa all’INPS ed è variabile in funzione di vari parametri, tra i quali, i principali sono: 

  • settore di attività aziendale;
  • tipologia contrattuale lavoratore (a termine, indeterminato, apprendistato);
  • eventuali sgravi e incentivi legati all’assunzione di particolari categorie di lavoratori (giovani, donne, NEET, ecc.);
  • forza aziendale complessiva.

In linea di massima la sola aliquota pensionistica è del 33% (di cui, il 9,19% trattenuta al lavoratore). Facendo riferimento alle tre categorie professionali sopra indicate possiamo ora indicare le aliquote complessive per i tre settori (commercio, edilizia, turismo): 

Simuliamo ora l’onere contributivo INPS mensile per le tre categorie considerate:

Commesso

Retribuzione lorda € 1.618,75

Aliquota INPS 39,87%

Contributi mensili € 645,39 (di cui € 148,76 trattenute al lavoratore)

Muratore

Retribuzione lorda € 1.749,57

Aliquota INPS 40,82%

Contributi mensili € 714,17

Bagnino

Retribuzione lorda € 1.454,28

Aliquota INPS 38,67%

Contributi mensili € 562,37.

I contributi INPS, sia la quota di competenza dell’azienda che l’importo trattenuto in busta paga al lavoratore sono versati con cadenza mensile all’INPS a mezzo F24. Il successivo accredito al lavoratore avviene tramite la denuncia contributiva mensile UNIEMENS. 

Contributi e premi INAIL

Oltre ai contributi previdenziali e assistenziali, l’azienda che decida di avvalersi della collaborazione di un lavoratore dovrà preventivare anche l’onere assicurativo contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali. L’assicurazione obbligatoria è gestita dall’INAIL ed è a totale carico del datore di lavoro. Come per l’onere INPS, anche l’ammontare  dell’assicurazione infortunistica è variabile in funzione di alcuni parametri, principalmente:

  • settore aziendale;
  • macchinari e impianti utilizzati;
  • sostanze impiegate. 

Continuando il ragionamento sulle tre figure professionali sopra indicate possiamo stimare l’onere annuale della contribuzione all’INAIL. 

 

 

Dopo aver inviato la denuncia di iscrizione o di variazione all’INAIL, sulla base dei dati dichiarati si verrà classificati in una o più voci di rischio a cui corrisponde una percentuale di contribuzione dovuta all’ente. Per le lavorazioni sopra considerate l’onere assicurativo sarà pari, rispettivamente a: 

Commesso € 167,30/anno

Muratore € 2.209,75/anno

Bagnino € 312,56/anno

Agli importi calcolati sulle retribuzioni lorde deve, infine, essere aggiunto un 1% a finanziamento dell’ANMIL 

 

Il trattamento di fine rapporto (TFR)

Alla cessazione di ogni rapporto di lavoro subordinato, al lavoratore spetta un trattamento di fine rapporto. Secondo quanto stabilito dal Codice Civile (Art. 2120) il calcolo è effettuato sulle voci di retribuzione individuate dal CCNL spettanti diviso il coefficiente 13,5.

Nei nostri esempi quindi:

Commesso € 1.618,75/13,5 = € 199,90/mese;

Muratore € 1.749,57/13,5 = € 129,59/mese;

Bagnino € 1.454,28/13,5 = € 107,72/mese.

Gli importi mensili, saranno accantonati dal datore di lavoro e rivalutati annualmente in base ai dati forniti dall’ISTAT. Alla cessazione del rapporto il datore di lavoro liquiderà al lavoratore l’importo accantonato maggiorato delle rivalutazioni e decurtato delle imposte, salvo che il TFR non sia stato devoluto ad un fondo di previdenza complementare

Quanto spetta in busta paga al lavoratore (retribuzione netta)

Nella vita quotidiana tra aziende e lavoratori, dopo tutti questi ragionamenti numerici, il lavoratore (e spesso anche il datore di lavoro) resta con un ultima domanda: quant’è lo stipendio netto? Dopo aver calcolato stipendio minimo lordo, contributi INPS e INAIL, accantonamento del TFR, si può, in fine calcolare quanto il lavoratore effettivamente percepirà. 

Dalla retribuzione lorda è necessario scomputare la quota INPS di competenza del lavoratore (il 9,19%). A questo punto si ottiene l’imponibile fiscale del lavoratore a cui andrà applicata la tassazione IRPEF e addizionale regionale e comunale. Queste imposte, anche se di competenza del lavoratore sono versate, direttamente dal datore di lavoro, trattenendole dalla retribuzione lorda. Da notare che anche qui entra in campo una certa variabilità dettata da eventuali detrazioni per familiari fiscalmente a carico e per la variabilità delle aliquote di addizionale regionale e comunale imposte dalle varie amministrazioni locali.  

Tornando ai nostri esempi di figure professionali: 

Costo del lavoro – Conclusioni

Facendo riferimento alle figure professionali sopra indicate, tiriamo infine le somme per comprendere la reale incidenza del costo del lavoro. 

Commesso: 

Retribuzione annua lorda € 22.662,50;

Contributi INPS € 6.952,85

Contributi INAIL € 167,31

Trattamento di fine rapporto € 1.678,70

Totale costo annuo € 31.461,36

Totale costo mensile € 2.621,78

Grafico costo del lavoro

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