Auto aziendale in uso promiscuo: quando il benefit diventa un rebus. CDLHRBP Newsletter #31
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Nel 2025 doveva arrivare la semplificazione. È arrivato, invece, un manuale di enigmistica.
Parliamo del fringe benefit auto aziendale in uso promiscuo, quello con cui un dipendente usa l’auto anche per fini privati e l’azienda deve capire quanto tassare. Tre interpelli dell’Agenzia delle Entrate n. 192, 233 e 237 del 2025 hanno provato a chiarire la nuova disciplina. Il risultato? Dubbi di legittimità e nuove domande.
Quadro
Dal 1° gennaio 2025, l’art. 51, comma 4, lettera a) del TUIR è stato riscritto dalla Legge di Bilancio 2025 (L. 207/2024). Obiettivo: uniformare il valore fiscale e contributivo del benefit.
Solo che nel frattempo è nato anche un regime transitorio (art. 1, comma 48-bis), che differenzia le regole in base a:
- quando l’auto è ordinata,
- quando è immatricolata,
- quando viene consegnata.
In pratica, per ogni vettura aziendale ci vuole un calendario e un segnalibro nel TUIR.
Tre casistiche che (non) aiutano
1) Interpello 192/2025 Effetto consegna. Auto ordinata nel 2024 ma consegnata dopo il 30 giugno 2025: tassazione al valore normale, non secondo le nuove percentuali ACI. praticamente: se i tempi di consegna slittano, si perde la transizione.
2) Interpello 233/2025 Allestimenti a spese del dipendente. Il dipendente paga gli optional extra. L’Agenzia dice: bene, ma non può detrarre quell’importo dal valore del benefit. Perché? Gli optional non sono compresi nelle tabelle ACI.
3 Interpello 237/2025 Carburanti. Se l’azienda fornisce una card per carburante o ricarica elettrica, l’importo resta incluso nel valore forfettario ACI, ma se il dipendente paga parte del privato extra, quell’addebito non riduce il benefit.
Calcolo del nuovo benefit
Per le auto concesse dal 2025, il valore è pari al 50% del costo chilometrico ACI per 15.000 km. Si riduce al 20% per le ibride plug-in e al 10% per le elettriche pure.
Per le auto di confine (ordinate entro il 2024 e consegnate entro il 30 giugno 2025), resta valido il vecchio sistema progressivo CO₂ introdotto nel 2020.
Il tutto, ovviamente, al netto delle somme trattenute al dipendente, ma solo se l’Agenzia le riconosce come riducibili.
Esempio Valore Normale
L’azienda acquista un’auto aziendale per €30.000. I veicoli si ammortizzano in 4 anni, quindi €7.500 all’anno, pari a €625,00 al mese.
L’auto percorre 1.700 km al mese, di cui 700 per uso privato. Applicando il criterio proporzionale: €625,00 × (700 / 1.700) = €256,87
€ 256,087 è il valore normale del fringe benefit mensile da tassare in busta paga.
Se il dipendente rimborsa all’azienda una cifra uguale o superiore, il benefit si azzera.
Questioni aperte
- Il regime transitorio vale solo fino a giugno 2025, ma gli ordini auto restano bloccati per mesi: risultato, aziende penalizzate.
- Gli optional pagati dal dipendente non riducono la tassazione, anche se migliorano un’auto aziendale che resta dell’azienda.
- Le ricariche elettriche extra non compensano il valore ACI, rendendo poco attrattive le flotte green.
Insomma, la norma voleva premiare la sostenibilità. Ha premiato chi ha la pazienza di leggere le circolari.
Cedolyno riflette
Per capire quanto vale un’auto aziendale, serve più un analista forense che un consulente del lavoro ed un commercialista messi insieme. Ogni interpello risolve un dubbio e ne crea due nuovi, mentre le aziende oscillano tra policy interne e timore di disconoscimento dei costi.
L’auto aziendale, simbolo di status e produttività, è diventata il campo di battaglia tra fiscalità e logica.
E il vero benefit, oggi, è riuscire a trovare qualcuno che ti spieghi la regola giusta… prima che cambi di nuovo.
Serve una norma unica, semplice e stabile. Finché non arriverà, ogni consulente dovrà farsi la propria mappa del fringe benefit, come si fa con le stazioni di servizio in autostrada: per sapere dove fermarsi, e dove no.
Ma domani proviamo con uno strumento online che, speriamo, possa aiutarci nella missione. Intanto rileggiamo gli interpelli.