Consulenti del Lavoro. Questi sconosciuti

Poteva intitolarsi così questo articolo ma non sarebbe stato il riassunto giusto. Allora, partiamo dall'inizio.

Sta facendo discutere l’indirizzo della Lombardia di affidare una parte delle attività di controllo in materia di salute e sicurezza sul lavoro anche a personale esterno, acquisito tramite collaborazioni di lavoro autonomo, da impiegare nei Servizi PSAL delle ATS.

La scelta, finalizzata ad aumentare il numero dei controlli in un contesto di carenza di organico, è stata messa in evidenza e criticata da stampa e sindacati.

Chiarito il perimetro, conviene distinguere i piani e leggere gli atti.

Primo. Che cosa prevede la delibera.

La Regione pensa all’acquisizione di personale aggiuntivo tramite lavoro autonomo, individuato per classi di laurea, non per appartenenza a ordini professionali. Le attività riguardano prevenzione, vigilanza, ispezioni, indagini su infortuni e supporto tecnico-amministrativo. È una scelta amministrativa precisa, legittima sul piano formale, ma che apre un tema sul modello della vigilanza.

Secondo. L’equivoco sul Consulente del Lavoro.

Nel racconto giornalistico ricompare un meccanismo noto: il Consulente del Lavoro come bersaglio comodo, evocato ogni volta che si parla di controlli, vigilanza e sicurezza in azienda.

Il riferimento, però, non nasce dagli atti.

La delibera regionale non richiama professioni ordinistiche specifiche. Richiama classi di laurea. Tra queste la L-14 (scienze dei servizi giuridici), all’interno della quale rientra anche il corso universitario in consulenza del lavoro. Da qui l’equivoco.

Essere laureati in quel curriculum non equivale a essere Consulenti del Lavoro.

Infatti, come noto, il titolo spetta ai soli iscritti al relativo ordine. È una distinzione tecnica, ma decisiva.

L’attacco ai CdL, in questo caso, non è sostanziale. È narrativo.

E quando la critica si costruisce su una semplificazione, finisce per spostare l’attenzione dal problema vero.

Terzo. La qualifica di ausiliario di Polizia Giudiziaria.

La delibera prevede la possibilità di richiedere l’attribuzione della qualifica di ausiliario di PG per queste nuove figure. Si tratta di una funzione tecnico-ausiliaria, senza poteri autoritativi propri.

L’ausiliario non contesta illeciti, non irroga sanzioni, non adotta provvedimenti, non esercita poteri certificativi autonomi. Anche quando svolge attività tecnica, la paternità giuridica dell’atto resta integralmente in capo all’Agente o all’Ufficiale di PG che è tenuto a formula i quesiti, dirige e controlla l’attività, recepirne gli esiti, verbalizzare assumendone la responsabilità dell’atto finale.

Quarto. Poteri sanzionatori e di diffida.

Contestazioni, sanzioni e diffide amministrative restano esclusiva competenza dell’Agente o dell’Ufficiale di Polizia Giudiziaria. L’ausiliario contribuisce all’istruttoria, non decide.

Detto questo, il tema serio non scompare. Si sposta dove deve stare.

Il nodo non è i consulenti che fanno gli ispettori né un trasferimento di poteri di polizia ai privati.

La questione, piuttosto, è il modello di vigilanza funzioni pubbliche esercitate anche tramite lavoro autonomo, con tutte le implicazioni in termini di terzietà, indipendenza e continuità dell’azione amministrativa.

Su questo vale la pena discutere.

Ma farlo richiede precisione. Perché quando si sbaglia il bersaglio, si finisce per indebolire anche le critiche fondate.

Alla luce di tutto questo, forse è anche qui che passa la linea di confine.

Non tra chi sta dalla parte delle imprese e chi dalla parte dei lavoratori. Non tra pubblico e privato. Non tra chi controlla e chi è controllato.

Ma tra chi si ferma al titolo e chi va a leggere gli atti. Tra chi semplifica per raccontare una storia che funziona e chi, per mestiere, è abituato a distinguere piani, ruoli, poteri, responsabilità.

Forse è questo che distingue in definitiva un Consulente del Lavoro dai semplificatori e altri maghi del lavoro quando si legge qualcosa, si va alla fonte. E non ci si ferma a ciò che   sembra.

Il resto è rumore.

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Comportati come un esperto in... siamo sicuri che sia l'inizio di un buon prompt?

Comportati come un esperto in... siamo sicuri che sia l'inizio di un buon prompt?

L'𝗜𝗔 𝗻𝗼𝗻 𝘀𝗮 𝗻𝘂𝗹𝗹𝗮 𝗱𝗶 𝗱𝗶𝗿𝗶𝘁𝘁𝗼 del lavoro. Sa solo come 𝗽𝗮𝗿𝗹𝗲𝗿𝗲𝗯𝗯𝗲 𝗾𝘂𝗮𝗹𝗰𝘂𝗻𝗼 𝗱𝗲𝗹 𝗺𝗲𝘀𝘁𝗶𝗲𝗿𝗲. E quella differenza, invisibile a prima lettura, è esattamente dove si nasconde il rischio per noi utenti. Siamo sicuri allora che iniziare un prompt con 𝘊𝘖𝘔𝘗𝘖𝘙𝘛𝘈𝘛𝘐 𝘊𝘖𝘔𝘌 𝘜𝘕 𝘌𝘚𝘗𝘌𝘙𝘛𝘖 𝘐𝘕... sia una buona mossa?

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