🟠Dal cedolino alla comunità: e se il welfare restasse in città? - Newsletter #6

CDL HR per PMINewsletter per consulenti e PMI che vogliono passare dal fare adempimenti al creare strategia HR.

📌 Ogni volta che un’azienda eroga un buono pasto o un voucher acquisto, sta facendo welfare. Ma la domanda vera è: sta davvero investendo nel benessere? O sta solo firmando un bonifico per qualcun altro?

🎥 Cedolyno se l’è chiesto proprio ieri, mentre camminava tra i negozi di una piccola città. Una riflessione a bassa voce, ma con un’eco tutt’altro che silenziosa. (Trovi il video nella nostra rubrica Lunedì del CDL-> https://www.linkedin.com/posts/alessandro-romeo-5a3a552b_cdlhrbp-welfareaziendale-pmi-activity-7317428145249304577-la2D?utm_source=share&utm_medium=member_desktop&rcm=ACoAAAZiYgsB4mK0t7-w04ov-YlpMqHJ7gdO1TE)

Facciamoci questa domanda senza alzare lo sguardo dalla scrivania, ma proviamo almeno a spostarlo di un paio di centimetri — verso l’esterno.

Molti strumenti oggi in uso — buoni benzina, buoni acquisto, buoni pasto — hanno un impatto diretto sul lavoratore, certo. Ma nessuno su ciò che lo circonda.

Nessun bar sotto casa che assume. Nessun panettiere che resta aperto. Nessun libraio che riesce a pagare l’affitto (figurati il Wi-Fi). E quindi? Il valore generato esce. Esce dal circuito, dal quartiere, dal paese. Scompare nella nebbia digitale di una transazione elettronica oltre oceano. Oppure, peggio ancora: evapora in una busta regalo che fa finta di essere un benefit, ma è solo un codice sconto con la cravatta.

🎁 E il destinatario? Sorriderà. Ma poi ordinerà su una piattaforma commerciale online. E il rivenditore sotto casa resterà vuoto anche oggi.

E allora?

Allora forse è il momento di chiederci: e se il welfare fosse anche una politica industriale? Se ogni euro speso fosse anche un mattoncino per costruire qualcosa che resta? (Una pausa pranzo che nutre un’impresa locale, per esempio.)

Perché il welfare non è solo un costo agevolato. Può essere un investimento a chilometro zero. E domani, magari, anche un vantaggio competitivo.

🔧 E se provassimo a pensarlo in modo diverso? E se il welfare, invece di essere una commodity da acquistare a pacchetto, diventasse un patto territoriale?

Immagina una PMI che, invece di ricaricare gift card globali o comprare buoni benzina da multinazionali, decide di costruire un micro-circuito di valore con le attività economiche del territorio.

Sembra un’utopia? Forse. Ma è una di quelle utopie che fanno bene a tutti.

Parliamo di:

🍝 Buoni pasto locali, utilizzabili solo nelle trattorie, nei bar, nelle rosticcerie che conoscono per nome i clienti e per memoria le ordinazioni.

📚 Voucher di acquisto territoriali, da spendere nelle cartolerie sotto casa, nelle farmacie indipendenti, nelle librerie che ancora danno consigli invece che “altri utenti hanno acquistato anche…”.

🎨 Servizi di welfare comunitario, come doposcuola, assistenza familiare, corsi sportivi o laboratori creativi — forniti da cooperative sociali, associazioni culturali, parrocchie, realtà che vivono (e resistono) dentro le nostre città invisibili.

E qui non parliamo solo di “solidarietà”. Parliamo di economia viva. Di euro che entrano nel portafoglio di chi domani li spenderà a sua volta nel negozio accanto. Parliamo di una rete che moltiplica valore, invece di disperderlo nei server di qualche multinazionale offshore.

Sarebbe perfetto? No. Sarebbe più complicato da gestire? Probabile. Ma potrebbe essere più giusto, più sostenibile, più nostro.

Perché a volte il vero welfare è far girare le stesse monete… nello stesso paese.

📉 Oggi, quando un esercente riceve un buono pasto “classico”, deve cedere una percentuale del valore alla società emittente. 📈 In un circuito locale? Il valore resta tutto a chi ha somministrato il pasto. Senza sconti. Senza intermediari. Senza escape room contrattuali.


💡 Ma c'è di più. Molto di più.

Un sistema di welfare territoriale è anche un progetto da costruire. E in questo, chi se non il Consulente del Lavoro può giocare un ruolo centrale?

Siamo già dentro le aziende. Conosciamo numeri, bisogni, risorse. E siamo anche in grado di mettere in rete:

  • Attività economiche locali
  • Cooperative e associazioni
  • Altri consulenti, persino concorrenti

Già, perché in questi casi la concorrenza diventa partnership. Ognuno con le sue imprese clienti, ognuno col suo pezzetto di territorio. Ma uniti da un'idea comune: fare welfare che resta, non che evapora.

Un esempio?

🎯 Avviare un circuito sperimentale tra 3-4 aziende della stessa zona.

🎯 Coinvolgere una BCC locale per la parte tecnica del buono digitale.

🎯 Usare il commercialista come ponte per coinvolgere altri esercenti.

Non è solo una questione fiscale o logistica. È una questione di scelte. Una PMI può decidere che fare welfare non significa solo “dare qualcosa al dipendente”, ma ridistribuire valore nella comunità. Mettere in connessione persone, imprese, territorio.


🎯 È sostenibile? Sì.

🎯 È complicato? Meno di quanto sembri.

🎯 È una riflessione utile? Secondo me sì. Anzi: urgente.

🛑 Disclaimer per chi è arrivato fin qui: non promuovo né vendo buoni pasto. Questa non è una newsletter sponsorizzata, è solo il tentativo (artigianale) di immaginare un welfare che tenga insieme persone, territorio e scelte economiche consapevoli. Se cercavi un codice sconto per i ticket... niente da fare. Però resta, magari trovi un’idea che vale anche di più. 😉


🙋‍♂️ Io ho cominciato a ragionarci da qualche tempo. E no, non ho la formula magica. Ma qualche idea concreta sì.


📌 E la domanda finale è questa: Il welfare deve solo far star bene il lavoratore? O può anche aiutare a far star meglio la sua città?

Magari non cambierà tutto. Ma forse, almeno, lascerà accese due luci: una in azienda. E una nella vetrina del negozio accanto.

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Comportati come un esperto in... siamo sicuri che sia l'inizio di un buon prompt?

Comportati come un esperto in... siamo sicuri che sia l'inizio di un buon prompt?

L'𝗜𝗔 𝗻𝗼𝗻 𝘀𝗮 𝗻𝘂𝗹𝗹𝗮 𝗱𝗶 𝗱𝗶𝗿𝗶𝘁𝘁𝗼 del lavoro. Sa solo come 𝗽𝗮𝗿𝗹𝗲𝗿𝗲𝗯𝗯𝗲 𝗾𝘂𝗮𝗹𝗰𝘂𝗻𝗼 𝗱𝗲𝗹 𝗺𝗲𝘀𝘁𝗶𝗲𝗿𝗲. E quella differenza, invisibile a prima lettura, è esattamente dove si nasconde il rischio per noi utenti. Siamo sicuri allora che iniziare un prompt con 𝘊𝘖𝘔𝘗𝘖𝘙𝘛𝘈𝘛𝘐 𝘊𝘖𝘔𝘌 𝘜𝘕 𝘌𝘚𝘗𝘌𝘙𝘛𝘖 𝘐𝘕... sia una buona mossa?

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