I CCNL parlano già di Intelligenza Artificiale?

CDL HR per PMINewsletter per consulenti e PMI che vogliono passare dal fare adempimenti al creare strategia HR.

(fine 2025: punto della situazione)

C’è una narrazione molto diffusa secondo cui l’intelligenza artificiale sarebbe “fuori” dai contratti collettivi, un tema ancora troppo nuovo per essere regolato. Non è vero. O meglio: non è più vero.

A fine 2025 alcuni CCNL italiani non solo citano l’IA, ma iniziano a disciplinarla, a contestualizzarla e, in certi casi, persino a tipizzare nuove figure professionali.

Non siamo davanti a un quadro uniforme, ma a segnali chiari.

1. Industria chimico-farmaceutica

Nel rinnovo del CCNL chimici-farmaceutici compare un intero capitolo dedicato all’uso dell’intelligenza artificiale nell’organizzazione aziendale.

Non è un manifesto ideologico, ma un testo sorprendentemente concreto:

  • definizione di sistema di IA,
  • richiamo esplicito al Regolamento UE 2024/1689,
  • centralità della persona,
  • obbligo di informazione preventiva alle RSU,
  • attenzione a privacy, bias, trasparenza e responsabilità.

Qui l’IA non è “il futuro”: è una tecnologia da governare oggi, con relazioni industriali e formazione come strumenti principali.

2. Commercio e terziario (Conflavoro–Confsal)

Nel CCNL commercio/terziario 2023–2024 viene inserita un’appendice specifica sulle aziende operanti nel settore dell’IA .

Il punto interessante non è tanto la parte descrittiva, quanto due scelte nette:

  • l’IA non deve sostituire il lavoratore, ma affiancarlo,
  • vengono introdotte nuove mansioni: consulente di IA, esperto in etica dell’IA, addetti al coordinamento dei sistemi intelligenti.

Qui il contratto fa una cosa che raramente gli viene riconosciuta: anticipa (anche se in ritardo) il mercato del lavoro, invece di inseguirlo.

3. Cineaudiovisivo: IA come questione di diritti

Nel CCNL attori e attrici del settore cine-audiovisivo (2023–2027) l’IA entra da un’altra porta: quella dei diritti della persona.

Il contratto chiarisce che:

  • immagine e voce non possono essere utilizzate per addestrare algoritmi senza accordo,
  • è illegittimo il “campionamento” delle performance artistiche,
  • serve una regolazione trasversale di filiera.

Qui l’IA non è organizzazione del lavoro, ma potere tecnologico da limitare contrattualmente.

Cosa ci dice tutto questo

Tre settori diversi, tre approcci diversi, un dato comune: l’intelligenza artificiale non è più esterna alla contrattazione collettiva.

I CCNL iniziano a:

  • porre vincoli,
  • definire ruoli,
  • chiedere informazione, formazione e coinvolgimento,
  • distinguere tra supporto tecnologico e sostituzione del lavoro umano.

Non siamo ancora a una disciplina organica. Ma siamo molto oltre la fase del “non se ne parla”.

Cedolyno riflette

Chi oggi introduce sistemi di IA in azienda senza guardare il CCNL applicato non sta innovando. Sta solo spostando il rischio più avanti.

E chi pensa che i contratti collettivi siano “inermi” davanti alla tecnologia, probabilmente non li legge più da tempo.

L’IA entrerà nei luoghi di lavoro. La vera domanda è se ci entrerà per contratto o per incidente.

Cedolyno, come sempre, osserva. E prende appunti.

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Comportati come un esperto in... siamo sicuri che sia l'inizio di un buon prompt?

Comportati come un esperto in... siamo sicuri che sia l'inizio di un buon prompt?

L'𝗜𝗔 𝗻𝗼𝗻 𝘀𝗮 𝗻𝘂𝗹𝗹𝗮 𝗱𝗶 𝗱𝗶𝗿𝗶𝘁𝘁𝗼 del lavoro. Sa solo come 𝗽𝗮𝗿𝗹𝗲𝗿𝗲𝗯𝗯𝗲 𝗾𝘂𝗮𝗹𝗰𝘂𝗻𝗼 𝗱𝗲𝗹 𝗺𝗲𝘀𝘁𝗶𝗲𝗿𝗲. E quella differenza, invisibile a prima lettura, è esattamente dove si nasconde il rischio per noi utenti. Siamo sicuri allora che iniziare un prompt con 𝘊𝘖𝘔𝘗𝘖𝘙𝘛𝘈𝘛𝘐 𝘊𝘖𝘔𝘌 𝘜𝘕 𝘌𝘚𝘗𝘌𝘙𝘛𝘖 𝘐𝘕... sia una buona mossa?

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