Le 3P della politica retributiva: Posizionamento, Progressione e Prestazione. #18

CDL HR per PMINewsletter per consulenti e PMI che vogliono passare dal fare adempimenti al creare strategia HR.

Oggi è martedì. Quel meraviglioso giorno della settimana in cui si finge entusiasmo mentre si lotta con la tentazione di pianificare già il venerdì. Ma tranquillo: io sono qui, pronto con una newsletter bella densa, da fare impallidire anche il più rodato dei formatori HR. Tema?

Le 3P della politica retributiva: Posizionamento, Progressione e Prestazione.


✳️ Ma prima, partiamo da una domanda che brucia:

Sai davvero cosa stai retribuendo quando paghi un lavoratore? Stai pagando il ruolo? L’esperienza? Il comportamento? I risultati? O stai solo seguendo il foglio Excel lasciato dal tuo predecessore nel 2007?

Molte PMI e persino studi professionali si muovono nel buio: una retribuzione “perché sì”. È ora di fare ordine. Ecco perché le 3P non sono una moda da HR manager illuminati, ma uno strumento concreto per rendere giusta, efficace e strategica la gestione del personale.


1) P di Posizionamento

Che cos’è? Il posizionamento retributivo è il modo in cui un’azienda decide dove collocarsi rispetto al mercato. È un concetto semplice, ma delicatissimo: Vuoi pagare sopra, in linea, o sotto la media di mercato?

Come si fa? Si parte da un benchmark retributivo: – Analizza i dati di mercato (fonti: INPS, JobPricing, RAL Glassdoor, CCNL, associazioni). – Confronta ruoli simili, territori simili, settori simili.

Poi si decide: – Se voglio attrarre i migliori (e ho i mezzi), punto above market. – Se sto in difesa, in linea con la media. – Se ho margini bassi e turnover basso, posso anche stare sotto, ma serve un piano B (es. welfare, clima, smart working…).

A cosa serve? A chiarire la tua value proposition come datore di lavoro. Se paghi sotto, ma prometti crescita e clima da favola, ci sta. Ma se paghi sotto e offri stress, Excel rotti e riunioni fiume… buon divertimento con la retention.


2) P di Progressione

Che cos’è? La progressione retributiva è il percorso di crescita economica di un lavoratore nel tempo. In parole povere: “Come e quando aumento lo stipendio?”

Come si fa? Crea un sistema di fasce (es. junior / intermediate / senior per ogni ruolo). Definisci criteri chiari per il passaggio da una fascia all’altra: – Anzianità? – Acquisizione di skill? – Responsabilità gestionali? – Certificazioni o titoli?

Sii trasparente su frequenza e meccanismi: – Ogni 2 anni? – Dopo valutazione annuale? – Solo con approvazione del manager?

A cosa serve? A dare visibilità e motivazione. Un lavoratore che sa dove può arrivare (e come) sarà più incline a restare e migliorare. La progressione è anche una forma di rispetto: mostra che non è una pedina congelata nello stesso ruolo per 10 anni.


3) P di Prestazione

Che cos’è? La terza P è la più insidiosa: si tratta di legare la retribuzione alla performance.

Come si fa?

  1. Definisci gli obiettivi (realistici e misurabili).
  2. Scegli l’impatto economico: – Variabile annuale? – Premio produzione? – Bonus su obiettivi trimestrali?
  3. Attenzione al feedback: serve una valutazione regolare, non un giudizio divino calato a dicembre.

A cosa serve? A premiare chi contribuisce davvero ai risultati. Ma occhio: va usata con cautela. Se mal progettata, crea più ingiustizia che merito. Serve chiarezza, condivisione, e una cultura organizzativa capace di sostenere il “merito” in modo maturo.


Un caso reale: Cedolyno & Co.

Una piccola impresa (5 dipendenti + titolare) ha implementato le 3P con metodo:

  • Ha scelto di posizionarsi leggermente sopra la media locale, offrendo anche formazione extra.
  • Ha definito 3 fasce per ogni ruolo, collegate a skill e anni di esperienza.
  • Ha introdotto un premio annuale variabile (max 8%) legato a 3 indicatori: qualità del servizio, puntualità, e soddisfazione clienti.

Risultato? Turnover ridotto, clima migliorato, e sorpresa il titolare ha scoperto che i suoi dipendenti erano più performanti quando capivano il “perché” del loro stipendio.


Conclusione: una retribuzione giusta non è (solo) una questione di soldi.

È narrazione interna. È fiducia. È strategie chiare. Quando usi bene le 3P, non stai solo decidendo quanto pagare. Stai disegnando una cultura aziendale che dice ai tuoi lavoratori: sappiamo dove andiamo. E ci andiamo insieme.


Domanda per i lettori:

Tu nella tua azienda o studio, quale delle 3P hai già applicato? E quale ti manca ancora all’appello?

-> Scrivilo, che magari questa newsletter la trasformiamo in un piano d’azione per chi si è rotto le scatole delle decisioni “a sentimento”.


PS: Se sei un consulente del lavoro, questa roba ti serve da ieri. Perché sei tu a dover aiutare le aziende a smettere di pagare “a naso”.

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Comportati come un esperto in... siamo sicuri che sia l'inizio di un buon prompt?

Comportati come un esperto in... siamo sicuri che sia l'inizio di un buon prompt?

L'𝗜𝗔 𝗻𝗼𝗻 𝘀𝗮 𝗻𝘂𝗹𝗹𝗮 𝗱𝗶 𝗱𝗶𝗿𝗶𝘁𝘁𝗼 del lavoro. Sa solo come 𝗽𝗮𝗿𝗹𝗲𝗿𝗲𝗯𝗯𝗲 𝗾𝘂𝗮𝗹𝗰𝘂𝗻𝗼 𝗱𝗲𝗹 𝗺𝗲𝘀𝘁𝗶𝗲𝗿𝗲. E quella differenza, invisibile a prima lettura, è esattamente dove si nasconde il rischio per noi utenti. Siamo sicuri allora che iniziare un prompt con 𝘊𝘖𝘔𝘗𝘖𝘙𝘛𝘈𝘛𝘐 𝘊𝘖𝘔𝘌 𝘜𝘕 𝘌𝘚𝘗𝘌𝘙𝘛𝘖 𝘐𝘕... sia una buona mossa?

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